Communion: la notte in cui il fenomeno entrò in camera da letto
Il racconto autobiografico di Whitley Strieber che nel 1987 portò le 'visite' nel dibattito mondiale: il libro più inquietante — e più discusso — della letteratura sul contatto.

Dicembre 1985, una baita nello stato di New York. Lo scrittore Whitley Strieber si sveglia nel cuore della notte con la sensazione che nella stanza ci sia qualcuno. Da quel ricordo frammentato — e da ciò che l’ipnosi regressiva sembrò far riemergere — nacque Communion (1987), il libro che portò il tema delle “visite” nelle classifiche di tutto il mondo.
Di cosa parla
Non è un saggio sugli UFO: è un diario in prima persona, scritto da un romanziere di talento che racconta esperienze che non riesce a spiegare. I “visitatori” di Strieber non arrivano dal cielo in modo rassicurante: entrano nella dimensione più privata che esista, il sonno. Da qui l’angoscia — e il fascino — del libro.
Perché è un cult
Il volto in copertina dell’edizione originale è diventato l’immagine stessa dell’immaginario alieno moderno. E Strieber fa una cosa rara nel genere: non pretende di sapere. Si chiede se i visitatori siano extraterrestri, fenomeni della coscienza, qualcosa di antico che ci accompagna da sempre. Il dubbio è la spina dorsale del libro.
Con occhio critico
Le esperienze raccontate restano testimonianze personali, non prove; e sull’affidabilità dell’ipnosi regressiva la psicologia ha sollevato obiezioni serie. Ma come documento umano — cosa si prova a vivere l’inspiegabile — è insuperato.
Da leggere se: vuoi il lato notturno del fenomeno, quello che non si guarda col binocolo ma si incontra a occhi chiusi. Meglio non leggerlo da soli. 😉


